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Il Giro non inizia alla partenza
11 May 2026
Ci sono momenti in cui capisci che il Giro d’Italia è iniziato davvero.
Non succede sotto il palco firma.
Non succede al chilometro zero.
Succede molto prima.
Succede quando inizi a perdere la percezione degli orari, dei confini e perfino dei giorni della settimana. Quando gli aeroporti diventano parte della routine, i trasferimenti si trasformano in uffici improvvisati e ogni pausa dura giusto il tempo necessario per ricaricare batterie, hard disk e lucidità mentale.
Per noi il Giro 2026 è iniziato così.
Con tre tappe in Bulgaria, migliaia di chilometri già percorsi e quella sensazione che conosciamo bene: il momento esatto in cui la grande macchina del Giro inizia a muoversi davvero.
La Bulgaria e il primo capitolo del Giro
Sofia, Burgas, strade aperte, vento, pioggia improvvisa e ore passate a rincorrere luce e atmosfera.
Per qualche giorno il Giro ha parlato bulgaro, ma la sensazione era la stessa di sempre: una gigantesca comunità itinerante che si muove senza fermarsi mai.
E mentre la corsa attraversava città e paesaggi completamente diversi da quelli a cui siamo abituati, noi cercavamo di raccontare non soltanto il ciclismo, ma tutto quello che vive attorno alla corsa.
I silenzi prima del passaggio del gruppo.
Le persone ferme lungo le transenne.
I dettagli che esistono per pochi secondi e poi spariscono immediatamente.
È lì che nasce gran parte del nostro lavoro.
Raccontare il Giro da dentro
Spesso si pensa che seguire il Giro significhi semplicemente scattare fotografie durante la corsa.
In realtà il lavoro inizia molto prima e finisce molto dopo.
Ci sono riunioni improvvisate nei parcheggi, call operative tra una tappa e l’altra, trasferimenti lunghissimi e computer sempre aperti mentre le immagini iniziano già a essere selezionate e consegnate ai clienti entro la sera.
A un certo punto smetti di distinguere il mezzo di trasporto dall’ufficio.
Il nostro van diventa sala editing, punto di ritrovo, deposito attrezzatura e centro operativo mobile. Un piccolo spazio dove si organizzano file, idee e strategie mentre fuori tutto continua a muoversi velocemente.
Ed è probabilmente una delle immagini che rappresenta meglio il nostro modo di lavorare: essere dentro il flusso della corsa senza fermarsi mai davvero.
Il ritorno in Italia
Dopo giorni passati tra voli, aeroporti e trasferimenti, rivedere le strade italiane ha avuto un sapore diverso.
Come se il Giro, dopo il suo prologo internazionale, stesse finalmente entrando nel suo cuore più profondo.
Il team Mirror Media si è riunito nuovamente e il nostro “ufficio mobile” è venuto direttamente a prenderci in aeroporto, pronto per affrontare tutta la lunga strada che porterà il Giro fino a Roma.
Perché il Giro è anche questo: una continua alternanza tra caos e organizzazione, velocità e attesa, adrenalina e concentrazione.
Il giorno di riposo che riposo non è
Al Giro il giorno di riposo non è mai davvero un giorno fermo.
È il momento in cui si riordinano archivi, si ricaricano batterie, si sistemano hard disk, si fanno backup e si prova a recuperare qualche ora di sonno.
Ma soprattutto è il momento in cui si rimette ordine nella testa.
Perché il giorno dopo si riparte subito.
Nuove strade.
Nuove storie.
Nuove immagini da raccontare.
E la strada verso Roma è ancora lunga.
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