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Un mese di Giro, una vita di ricordi

29 June 2026

Un mese di Giro, una vita di ricordi
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Noi di Mirror Media siamo abituati a raccontare le storie degli altri. Questa volta, invece, abbiamo scelto di raccontare una delle nostre, lasciando la parola a Marco. Il suo è il racconto di un mese trascorso al Giro d'Italia 2026, fatto di chilometri, persone e ricordi che vanno ben oltre la corsa.

Oggi vi racconto una storia. Una storia che parla di desideri, ma non è una fiaba; racconta di avventure e sfide da superare, ma non è un grande romanzo. È una storia vera: la storia di come, quest’anno, mi sono ritrovato catapultato dentro un sogno. Il mio sogno. Tutto inizia con una telefonata che mi chiede se fossi disponibile per il mese di maggio. O forse no! In realtà, la storia comincia già qualche anno prima, quando, partendo da bordo strada, e poi con qualche accredito racimolato qua e là, ho iniziato a seguire tutte le corse di ciclismo possibili: io, l’attrezzatura, un sacco a pelo e la macchina che spesso mi faceva da casa durante le trasferte. Pochi soldi, tanta voglia e un sogno da inseguire! Strade Bianche, Lombardia, Gran Piemonte, Giro dell’Emilia, Tour e Vuelta, ma anche quattro mondiali e un po’ di ciclocross. Dove riuscivo, con una pettorina addosso, molto più spesso dietro le transenne a cercare di farmi spazio per portare a casa qualche buona immagine. L’anno scorso il mio primo Giro d’Italia accreditato e poi, quest’anno, quella telefonata. Dall’altra parte Luigi che mi chiede: “Ci staresti per fare il Giro di quest’anno con noi di Mirror Media?” Solo un anno prima scherzavamo con Gabriele, proprio durante le tappe della Corsa Rosa, sulla possibilità di incrociare nuovamente le nostre strade in futuro, ed ora eccomi qui, insieme a loro, a scattare per l'organizzazione, scaraventato dentro quella realtà che, un passetto alla volta, avevo iniziato a conoscere e da cui iniziavo a farmi scoprire.

12 maggio. Stazione Termini, binario 9. È da qui che, con un treno diretto a Cosenza, parte il mio Giro d’Italia 2026. O meglio, i miei Giri d’Italia, dato che la proposta finale è stata quella di seguire sia quello maschile che quello femminile. È stato quasi un mese a rincorrere questo carrozzone rosa, fatto di speranze che sfrecciano su veloci destrieri a due ruote. Ho percorso tantissime strade, visto luoghi splendidi e vissuto il grande ciclismo da vicino. Eppure, ripensandoci oggi, non sono le immagini delle volate, delle grandi tappe di montagna o degli arrivi spettacolari a tornarmi in mente per prime. Ciò che più di tutto mi resta impresso sono le persone conosciute, i legami creati, gli attimi condivisi, le chiacchierate, gli sguardi e le risate. Sì, le risate: ma di quelle sonore, che ti fanno spalancare la bocca e ti lasciano con un po' di affanno non appena torni a respirare. Risate al solo guardarsi, ricordando qualcosa detto ore prima, risate davanti ad una birra in un momento di stacco, risate la sera a cena, che più di una volta “Ciana” quasi ci rimaneva secco, strozzandosi… Mi porterò a casa i chilometri dentro il furgone dove si lavorava, si dormicchiava e si parlava di tutto. Mi resteranno dentro i discorsi seri su vita e lavoro con Luigi, scoprendo di avere prospettive simili ed una inaspettata passione per Cosmo, e tutti i momenti con Gabri: gli sguardi d’intesa sottopalco, la serata al negozio Tom Ford e i “caruccetto” detti per scimmiottarmi. Mi resterà quella passeggiata sul bagnasciuga a Forte dei Marmi, a respirare un attimo di mare e spensieratezza, le corse con Albe nei lunedì di riposo, il sorriso di Marione e quel pranzo a base di porchetta che si era fatto portare “da giù”. Penso ai giorni passati all’hotel Admiral di Cesenatico e a quel divertente rapporto di continuo e ironico conflitto con i suoi proprietari, alle lunghe chiacchierate con Aldo aspettando l’arrivo dei corridori e alla risata di Giovanni, così contagiosa che era impossibile non farsi travolgere. Le corse finiscono e le classifiche cambiano. Alcuni incontri, invece, restano. Lungo questo mese ho capito di non aver collezionato solo fotografie. Ho collezionato persone e ricordi. Quindi niente… ciao, Giro. Sei stato un sogno. Un sogno incredibilmente reale! 

Marco Graziani

 

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